L’alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri Kaja Kallas si è recata martedì a Baku, in Azerbaigian, dove ha incontrato il presidente Ilham Aliyev e il ministro degli Esteri Jeyhun Bayramov. Durante i colloqui, Aliyev ha annunciato che il gas naturale azero ha iniziato a fluire verso altri due Stati membri dell’Unione – Germania e Austria – portando a 16 il numero dei clienti europei di Baku, di cui 10 comunitari.

Le forniture, avviate nel gennaio 2026, transitano attraverso il Trans Adriatic Pipeline (TAP), tratto finale del Corridoio meridionale del gas. Seguono un contratto decennale firmato nel giugno 2025 tra la compagnia energetica statale azera SOCAR e la tedesca SEFE (Securing Energy for Europe) per un massimo di 1,5 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno. Volumi più contenuti – fino a circa 1 bcm annuo – sono destinati all’Austria. La recente espansione della capacità del TAP di 1,2 bcm annui ha reso possibili le nuove rotte.

Per l’Europa si tratta di una scelta pragmatica. Il gas russo via gasdotto è passato da circa il 45% delle importazioni prima del 2022 a circa il 12% attuale. L’Azerbaigian fornisce oggi circa 12,5-12,8 bcm all’Unione, con un aumento del 54% rispetto al 2021, contribuendo a riempire gli stoccaggi e a ridurre la dipendenza dal gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti o dalla Norvegia. Aliyev ha definito l’Azerbaigian un “partner affidabile” per la sicurezza energetica dell’Unione; Kallas ha fatto eco, definendo il Paese un “partner energetico prezioso e affidabile” per il blocco.

La visita è tuttavia avvenuta pochi giorni dopo che il Milli Majlis -l’Assemblea nazionale azera – ha sospeso in modo clamoroso ogni cooperazione con il Parlamento europeo. Il 1° maggio i deputati hanno votato all’unanimità per interrompere i rapporti su tutti i canali, inclusa la Commissione parlamentare di cooperazione. A innescare la decisione è stata una risoluzione del Parlamento europeo adottata il giorno precedente sul “sostegno alla resilienza democratica in Armenia”. Baku ha giudicato il testo – che menzionava il diritto al ritorno degli armeni nel Nagorno-Karabakh e la liberazione dei prigionieri di guerra – come sbilanciato e ostile. La presidente del Parlamento Sahiba Gafarova ha affermato che le relazioni si sono deteriorate per anni, soprattutto dopo che l’Azerbaigian ha ristabilito la propria integrità territoriale nel 2023.

Il congelamento parlamentare è in larga parte simbolico. Non incide sui rapporti tra governi né sui contratti commerciali. Energia, connettività e commercio proseguono senza intoppi. Funzionari azeri e diplomatici europei trattano infatti la partnership energetica come isolata dalle tensioni politiche. Il memorandum strategico tra Unione europea e Azerbaigian sull’energia del 2022, che mirava a raddoppiare le importazioni di gas, continua a guidare le politiche. Le riunioni ministeriali sul Corridoio meridionale del gas, inclusa quella del marzo 2026, si sono concentrate su ulteriori espansioni e collegamenti con l’energia verde piuttosto che sulle dispute parlamentari.

I critici sostengono che l’approccio dell’Unione riveli un punto cieco diplomatico. Organizzazioni per i diritti umani e alcuni eurodeputati accusano Bruxelles di attenuare le preoccupazioni su libertà dei media e prigionieri politici in Azerbaigian in cambio di forniture di gas. I media azeri, al contrario, presentano la sospensione nei confronti del Parlamento europeo come un rifiuto tardivo ma necessario delle “interferenze”. Nella pratica, tuttavia, entrambe le parti sembrano soddisfatte di compartimentare: i Parlamenti litigano mentre i gasdotti continuano a funzionare.

Le nuove forniture verso Germania e Austria illustrano bene questo schema. I volumi restano modesti rispetto al fabbisogno europeo – le esportazioni totali azere nel 2025 sono state pari a 25,2 bcm – ma il valore simbolico è rilevante. Gli acquirenti dell’Europa centrale ottengono accesso diretto al gas del Caspio senza dipendere esclusivamente dalla redistribuzione italiana.

I dirigenti di SOCAR affermano che i flussi provengono da giacimenti dedicati, respingendo le accuse occasionali di “riciclaggio” di gas russo. Gli operatori del TAP segnalano un utilizzo stabile e margini di crescita, qualora nuovi progetti upstream – come il gas non associato del giacimento Azeri-Chirag-Gunashli – entrino in funzione.

Per Baku, l’accordo rafforza le entrate – il gas genera già miliardi ogni anno – e consolida il ruolo del Paese come ponte energetico nel Caucaso meridionale. Per l’Unione, rappresenta un ulteriore passo, piccolo ma concreto, verso la diversificazione in un momento in cui le catene di approvvigionamento globali restano volatili, dallo Stretto di Hormuz al Mare del Nord.

La visita di Kallas, avvenuta così a ridosso della rottura parlamentare, sottolinea un consenso silenzioso in entrambe le capitali: il pragmatismo energetico prevale sullo scontro istituzionale. Se questo equilibrio reggerà, mentre il Corridoio meridionale del gas punta ai 20 bcm e le tensioni politiche nella regione oscillano, determinerà il prossimo capitolo delle relazioni tra Unione e Azerbaigian. Per ora, il gas continua ad arrivare.

Allo stesso modo ha ragionato la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, recatasi a Baku subito dopo la CPE di Erevan per “rafforzare una partnership strategica che per l’Italia ha un valore concreto e di lungo periodo”. Come Kallas, Meloni ha sottolineato la volontà di consolidare una cooperazione che prende in esame più temi, oltre all’energia, anche sicurezza, connettività, investimenti e dialogo politico. “In un tempo complesso come quello che stiamo attraversando, è fondamentale tenersi strette le certezze. E la relazione con l’Azerbaigian è una di queste”, ha dichiarato.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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